Godetevi tutto il bello di questo periodo di luce
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Tornato da scuola, ancora con il giubbotto infilato, apre la cartella e inizia a tagliare e cucire a mano parti di lana cotta, cerchi oblunghi, di diversi colori, che una volta composti diventeranno una palla da riempire di lana cardata.
La concentrazione, l'attenzione sui particolari, la manualità e il progetto finito, e non solo un percorso meccanico per esercitarsi in un'attività, sono un sogno che diventa realtà e che vedo con gratitudine nei gesti dei miei figli.
La scuola steineriana regala questo, ma sono certa che esistono tante altre realtà educative, valide, con insegnanti appassionati e di grande spessore che sono i veri maestri dei bambini del presente, degli uomini del futuro.
Quanto mi piacerebbe vedere la scuola, tutta la scuola, o la maggior parte di essa, in questa magnifica direzione, senza fermarsi al semplice istante attuale, ma guardando lontano lontano, quando quelle mani operose, quell'impegno creativo saranno gli strumenti, non so, di un chirurgo che salva vite umane, di un artigiano che crea arredamenti appropriati, di un politico che cerca di realizzare un paese migliore.
Questo è lo sguardo lontano di una scuola che sogno, per tanti, per tutti.
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Ci sono momenti che acquistano un valore diverso perché sfumati di cura, accoglienza, coccola, nonostante in apparenza sembrino semplici azioni casalinghe di bellezza. Per me sono momenti importanti regalati a me stessa, seppur tra le quattro mura della mia casetta.
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Ho notato, provandolo brevemente e per pochi giorni su facebook, che fermarsi e focalizzare lo sguardo sui momenti positivi della nostra giornata, funziona come una carezza sul cuore. In particolare quando non si fa in tempo, spesso fino a sera o anche il giorno dopo o quello dopo ancora, a guardare da vicino il bello che è presente nella nostra vita.
La stessa vita che è anche piena di stress, di fatica, dolore, scoraggiamento.
Un esercizio così semplice, e forse proprio perché così semplice, diventa difficile nel mantenerlo costante, nel far si che diventi una sana abitudine, per trovare raggi luminosi di felicità in ogni giornata, anche la più grigia.
Ecco allora dove si è posato lo sguardo del cuore
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Questo venerdì scrivo in maniche corte. E' caldo, stranamente caldo per questi tempi, ma nonostante ciò, ad una cert'ora, mi viene voglia di tisane, lumini accesi, castagne arrosto.
Il mio orologio biologico è settato sull'autunno, nonostante le temperature quasi estive. Non sono solo io a sentire questo richiamo, anche i miei bambini appena arrivati da scuola, mentre sono impegnati a fare i compiti, cercano i riti di questo periodo, mele sbucciate su cui allungare la mano, tisane calde, mandorle pelate e qualche noce da rompere e sgranocchiare.
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E' autunno.
Ufficialmente le ombre si allungano posandosi languide e lente nei pomeriggi che ancora ci incontrano fuori in giardino, addentando una mela, pizzicando le corde o saltellando sul tappeto elastico. E i ritmi ricercati e cadenzati che iniziano in questo periodo sono già nel pieno della loro sinfonia. Scuola, compiti, attività pomeridiane, si sono fatti spazio prepotentemente tra il relax e il riposo vacanziero.
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Buon lunedì a tutti e buon inizio di settembre.
Questo inizio, come ogni anno, ci porta ad una ripartenza ufficiale: il lavoro, la scuola, nuovi progetti. In tanti considerano questo momento molto simile al capodanno, per tutto ciò che porta con sé, dopo le vacanze e la pausa estiva, e io non sono da meno.
Sono stata assente a lungo da qui, ho cercato di riposarmi veramente, impegnandomi poco più del necessario alla sopravvivenza, ascoltandomi soprattutto, andando contro corrente, cercando spazi miei.
Ci sono riuscita. Consapevolmente. Mi sono imposta sulle abitudini, le routine che voglio scardinare e sui meccanismi automatici che mi portano ad essere sempre sveglia e attiva nel fare.
Il non fare è in qualche modo un fare.
Non si parla di ozio puro, negligenza o indulgenza, ma di un prendersi cura di se stessi, cercando di allontanare quel fagocitare esasperato che a lungo andare fa parte di noi (a volte costretti dalle circostanze, si) ma che diventa automatico anche quando non richiesto.
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