18.2.15

Consigli per far passare la paura di volare

Ripropongo quello scritto quasi due anni fa, dopo aver intrapreso un viaggio, lungo, oltreoceano e da sola, ma a braccetto con la paura di volare. L'ho  riletto e lo voglio di nuovo condividere con voi, perché con il mio ultimo viaggio a Londra ho lasciato un altro pezzettino di paura a casa e sono certa grazie ai rimedi usati. 
Sul volo di ritorno ho anche dormito. 
Per chi ha il terrore di volare è un grandissimo traguardo: rilassarsi a tal punto di dormire.
Ecco come è iniziato...

Tutto parte da una paura di fondo, irrazionale e incontrollabile, e dalla decisione di partire da sola per il Brasile.
Nel corso degli anni, forse per la nascita dei figli o forse per la maggiore consapevolezza che si acquisisce con l'età/vecchiaia, o forse semplicemente perchè capita, volare è stato accompagnato da una paura crescente, che sfiorava il terrore. Questa volta però non avevo scelta, se volevo andare in Brasile dovevo volare e anche per molte volte, con vari decolli e atterraggi.
Ho deciso di pensarci con un pò di anticipo e chiedendo alla mia dentista che è anche omeopata, sono arrivata a due rimedi di fiori, Australiani e di Bach.


Travel da prendere 7 gocce la mattina e 7 sera, che prepara al viaggio non solo fisico ma anche mentale, che tratta anche ciò che il viaggio rappresenta: allontanarsi dal proprio luogo (vita) e andare in un altro nuovo e sconosciuto, che se da un alto affascina da un altro può anche spaventare. Queste gocce le ho iniziate a prendere almeno due settimane prima, ho continuato durante la permanenza e proseguito fino al ritorno. Tanto male non  fanno.
Per un'eventuale crisi del momento avevo con me il famoso Resource Remedy, da spruzzare un paio di volte sotto la lingua al bisogno.
Infine prima di partire sono andata in farmacia e ho chiesto qualcosa di più forte, in questo caso Serenil calmansia, un complesso erboristico che ha un effetto un pò più deciso seppur blando.


Così sono partita. Carica di gioia e di ansia, con la paura di vedermi esplodere in una crisi isterica, di quelle che urli e tutti ti guardano ma non puoi fermarti, non puoi vincere l'adrenalina che spinge fino a scoppiarti. 
Ho capito che nel mio caso quel morso che attanaglia lo stomaco era veramente legato alla paura dell'ignoto, del non conosciuto, non tanto del viaggio, o del posto, ma di quello che avrei trovato, di cosa  avrei provato, della sensazione vicina al sentirsi persi in un grande spazio.



L'altro lato della medaglia mi raccontava un salto magnifico in un paese lontano visto solo in fotografia, una vacanza dai miei ritmi familiari e di vita alquanto sostenuti, un clima favorevole, la vicinanza sicura di amici che avevo voglia di incontrare di nuovo.




Come è andato il viaggio? 
Benissimo.

Mezz'ora prima di salire sul primo aereo avevo già preso la mia bella pastiglia di erbe calmanti, che rilassando i muscoli e rallentando il cuore tolgono ansia, e seduta al mio posto avevo in mano la boccettina di Resource Remedy pronta per l'uso.
In borsa avevo un libro nuovo da leggere, leggero e simpatico.
E soprattutto ero decisa a godermela



Il volo più lungo, più di 10 ore, che mi portava da Madrid a Rio de Janeiro era quello che mi preoccupava maggiormente, ma già vedere il velivolo, con la sua maestosa grandezza, mi ha tranquillizzato. Una volta passato il decollo una gentile hostess mi ha chiesto, in un inglese dolce e sdrucciolevole come è la sua lingua, lo spagnolo, se desideravo qualcosa da bere e ovviamente ho chiesto un bicchiere di vino bianco. Delizioso.


A metà bicchiere ero già semisbronza, io che non bevo mai, e poi chissà, forse tutte quelle erbe e rimedi omeopatici hanno accentuato l'effetto, oppure semplicemente il mio desiderio profondo era veramente quello di rilassarmi insomma avevo un bel sorrisino stampato sulle labbra. Il resto del viaggio è proseguito mangiando, guardando un film, chiedendo altro vino, dormicchiando, sgranocchiando anacardi, andando il bagno a spalmarmi crema idratante, guardando fuori dal finestrino del posto vicino, sorseggiando caffè decaffeinato, ascoltando nell'auricolare bellissima musica classica al pianoforte, facendo esercizi di stretching, leggendo quel libro leggero, osservando il viavai indaffarato delle hostess che anche durante le turbolenze erano sempre indifferenti agli sbalzi, infondendomi tranquillità.



E come ultima spiaggia il pensiero che mi tranquillizzava era: e poi se deve succedere che succeda, ma veloce e rapido.





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3 commenti:

  1. terry Rio vermelho18 febbraio 2015 12:26

    sei una persona meravigliosa cara ...sarà perchè sei mamma....ma mi trasmetti fiducia sempre...in che cosa? nella vita !

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    Risposte
    1. cara, rileggere e riguardare le foto di quei giorni mi ha messo una nostalgiaaaaaa ♥

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  2. Che brava che sei stata da andare da sola fino in Brasile. Io l'unico viaggio che ho fatto tutto da sola è stato solo fino in Scozia, una settimana a zonzo tra loch e scogliere. A me l'aereo non fa paura. Quello che più temevo era andare in giro da sola ma era una cosa che volevo e forse DOVEVO fare, per crescere!!!
    Un abbraccio
    Francesca

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